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Engagement su Facebook: la guida definitiva

In Social Media Marketing da Luca BarbiScrivi un commento

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Engagement su Facebook: la guida definitiva ultima modifica: 2016-02-05T10:49:16+00:00 da Luca Barbi

L’Engagement è fondamentale per avere successo su Facebook. In questa guida troverai tutte le risposte che stai cercando.

Pubblicare su Facebook quotidianamente avendo pochi o nessun riscontro può rivelarsi davvero seccante sul lungo periodo. Potrebbe portarci ad abbandonare il social network o a peggiorare sensibilmente la qualità del nostro lavoro quotidiano.

D’altro canto, anche in presenza di un buon livello di engagement, potrebbe esserti utile — e redditizio — cercare di aumentare ulteriormente le prestazioni della tua pagina in modo da massimizzare le probabilità di conversione.

Qualunque sia la tua situazione, questa guida saprà sicuramente aiutarti ad aumentare sensibilmente l’engagement della tua fanpage. Iniziamo!

Indice

  1. Cos’è l’engagement per Facebook?
  2. Engagement come fatto umano
  3. Engagement ed esposizione
  4. I contenuti per avere engagement
  5. Contenuti nativi e non nativi
  6. Creare un piano editoriale
  7. Curare il target della fanpage
  8. Metti te stesso nei tuoi contenuti
  9. Creare e intrattenere una conversazione
  10. Ottenere condivisioni
  11. Creare buoni titoli e immagini
  12. La calendarizzazione
  13. Test e analisi

Cos’è l’Engagement per Facebook?

Facebook non spreca parecchie parole per definire il concetto di engagement. Il suo concetto di coinvolgimento è piuttosto semplice: un dito preme uno specifico tasto. Ci sono quattro modi in cui un fan può creare engagement:

  • like
  • commenti
  • condivisioni
  • click su un link che hai condiviso

Tutto il resto, almeno per Facebook, non può essere considerato tale. Non importa dunque che un fan:

  • legga un tuo status
  • veda una foto che hai pubblicato
  • clicchi su una foto
  • metta il Mi Piace sulla tua fanpage

Nota bene. Ciò non significa che queste quattro azioni non siano importanti in assoluto! Semplicemente, l’algoritmo di Facebook non le considera engagement. Tutto qui.

Engagement significa coinvolgimento: è un fatto umano

Al di là di quello che Facebook dice o non dice, l’engagement è un fatto umano e anche come tale va considerato. Certo, stai lavorando sull’interfaccia di un social network, ma stai comunque avendo a che fare con persone in carne e ossa che hanno una vita normalissima e che in certo modo se ne fregano — e per lo più ignorano — dei capricci degli algoritmi. Questo significa che è molto importante valutare anche ciò che per te e per i tuoi fan significhi realmente coinvolgimento.

Se pubblichi un aggiornamento circa un nuovo servizio, il post ottiene pochissime interazioni ma il tuo telefono squilla in continuazione, hai comunque ottenuto un ottimo risultato. Viceversa, poco importerebbe che l’engagement fosse alle stelle su Facebook ma il tuo centralino muto come un pesce.

Il coinvolgimento è dunque un fatto umano e in quanto tale varia in quantità, qualità e modalità, influenzato da molteplici fattori. Ci sono nicchie di mercato che possono contare su un tasso di engagement naturalmente alto, altre devono fare i conti con una sorta di stitichezza cronica. Il tuo compito sarà sempre quello di cercare di volgere al meglio le prestazioni di una fanpage o di un gruppo muovendoti all’interno della forbice di engagement che il tuo pubblico ti concede.

L’engagement determina l’esposizione

Il paragrafo precedente suggerisce una prospettiva diversa, probabilmente più ampia, dalla quale vedere l’engagement. Tuttavia il metro di valutazione di Facebook è molto importante e devi tenerne conto cercando di soddisfare i requisiti di cui parlavamo quando abbiamo dato la definizione. Accanto al concetto di engagement, infatti, dobbiamo introdurre quello di esposizione.

Quanti utenti visualizzano un contenuto ogni volta che pubblichi qualcosa sulla tua fanpage? Il numero reale potrebbe spaventarti. In media parliamo di qualcosa come il 5% dei tuoi fan. Già, hai capito bene. Questa è quella che in gergo chiamiamo portata organica garantita. Possiamo influenzare questa percentuale? Certamente. Come? Creando engagement.

Ottenere condivisioni è il modo migliore per incrementare la portata organica di un post. Condividendo un contenuto, infatti, l’utente mette a disposizione dello stesso la portata del proprio account personale e farà girare il post sul news feed dei propri amici. Ma la condivisione è piuttosto rara, in quanto è un’azione forte per gli utenti di Facebook. Se con il like stiamo fondamentalmente dichiarandoci d’accordo con un contenuto, con la condivisione, oltre ad esprimere questo consenso, stiamo dicendo ai nostri follower “Hey, credo che dovresti vederlo!”.

Per incrementare l’engagement comunque possiamo fare affidamento anche su like, commenti e click sui link. Queste azioni coinvolgono marginalmente gli amici dell’utente che le compie in quanto le notifiche previste per questo tipo di azioni sono ormai piuttosto rare e generalmente molto poco appariscenti, ma comunicano all’algoritmo di Facebook che il contenuto postato sta piacendo e quindi viene considerato di qualità. E sappiamo bene che la ricerca della qualità è un chiodo fisso per Facebook. In tutta risposta dunque, l’algoritmo farà in modo che la portata organica di quel contenuto aumenti e dunque l’esposizione del contenuto e del brand di chi l’ha prodotto aumenta in misura direttamente proporzionale al tasso di engagement!

I contenuti sono la chiave

Prima di scendere nel dettaglio, un’indicazione che potrebbe sembrare banale, ma che invece non lo è. La maggior parte degli imprenditori lavora in modo pressapochista su Facebook. Improvvisano alla giornata, dimenticano di pubblicare o pubblicano la prima cosa che gli capita a tiro senza verificare la bontà del contenuto che stanno dando in pasto ai propri utenti. Questo quando va bene!

Non è raro trovare fanpage piene zeppe di autopromozione, magari con post identici postati a cadenza giornaliera. Tutto questo non funziona: per quale motivo una persona dovrebbe perdere tempo seguendo pagine gestite in quel modo? Inoltre, da gennaio 2015, i post di promozione sono fortemente penalizzati da Facebook in seguito ai risultati di un sondaggio condotto interrogando migliaia di utenti del social. Il feedback fu piuttosto eloquente. Davanti alla richiesta circa la possibilità di migliorare i contenuti del loro News Feed, la maggioranza rispose: meno post promozionali, più aggiornamenti da amici e dalle fanpage che amiamo. Evita dunque di abusare di:

  • post che si limitano all’invito ad acquistare un prodotto o ad installare un’applicazione
  • post che invitano gli utenti ad approfittare di una promozione e che non contengano un contenuto vero e proprio
  • post che riutilizzano esattamente lo stesso contenuto di un’ADS.

Ciò che pubblichi sulla tua fanpage deve essere interessante per i tuoi fan, deve stimolarli e dar loro un valore tangibile. Non siamo qui per incarnare Babbo Natale: è che semplicemente Facebook è completamente concentrato sulla qualità dell’esperienza d’uso dei propri utenti e si da il caso che i tuoi fan siano un sottoinsieme di quelli. Se collabori con Facebook, vivi, altrimenti sarai soffocato dall’anonimato.

Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook, dichiarò:

C’è molta competizione per ciò che essi (gli utenti) vedono, quindi solo i contenuti di qualità riusciranno a passare ed essere visti da quelle persone.

Ogni volta che pubblichi qualcosa dovresti chiederti se quel qualcosa è in accordo con questa descrizione. Se non lo è, passa oltre e cerca altro.

Quindi non posso farmi promozione?

Assolutamente sì, puoi farlo! Ma devi tener conto di un collegamento sottile tra promozione ed engagement. Se l’obiettivo principale della tua costante pubblicazione su Facebook è l’engagement o — più umanamente — la soddisfazione dei bisogni dei tuoi fan, fidelizzerai la tua fanbase. Già questo potrebbe bastare per aumentare indirettamente le tue prestazioni in fatto di vendite. Ma c’è di più. In situazioni come questa, la vendita è spesso accolta con fervore da parte degli utenti e anche un post promozionale ottiene alti livelli di engagement!

Da un punto di vista tecnico: post Nativi e Non Nativi

I post nativi trattengono i fan all’interno dell’ambiente Facebook. Se pubblichi un’immagine tutti i possibili percorsi che l’utente può seguire cliccando sul contenuto lo tratterranno nel social network. Questi post sono solitamente utilizzati senza intenti promozionali. Sono utili per creare una discussione o per aggiungersi a una conversazione già in atto sulla pagina. In genere vengono ritenuti contenuti di alta qualità e sono molto utili per definire il brand. I tipi di post che appartengono a questa categoria sono:

  • Aggiornamenti di stato
  • Immagini o gallery
  • Video

I post Non Nativi sono, al contrario, utilizzati quasi sempre con scopo promozionale. Fanno sì che l’utente abbandoni il contesto di Facebook per giungere al punto di destinazione della condivisione, ovvero la dove realmente il contenuto si sviluppa. Vengono generalmente utilizzati per la promozione dei propri contenuti e la percezione della loro qualità è molto variegata e dipende in larga parte dalla bontà del piano editoriale messo in atto sulla pagina. I tipi di post che appartengono a questa categoria sono:

  • Link
  • Offerta

Ovviamente esiste anche una zona grigia. Supponi infatti di pubblicare il link a una guida o a un video gratuiti. Solitamente si parla di post semi-nativi, tuttavia non sono completamente d’accordo con questa classificazione. Credo infatti che questo tipo di post siano più vicini al non nativo che al nativo, perché anche se la gratuità allontana i fan dal concetto di vendita, è pur vero che lo scopo ultimo di questo tipo di conversazione è l’inserimento di un utente all’interno delle maglie del funnel, ovvero del processo di vendita.

Sempre in zona grigia, troviamo tutti quei post nativi che, ben lungi dall’offrire contenuto, si limitano a rappresentare un prodotto che è o sarà in vendita. Anche se in questo caso cade lo scopo della vendita, resta intatto quello della promozione e, dunque, dovresti valutare attentamente l’impatto che questo tipo di contenuti avrà sul tuo pubblico di riferimento.

Piano editoriale: integra i tipi di post

Quando progetti il piano editoriale della tua fanpage devi prevedere un giusto mix tra post nativi e post non nativi. Anche se per natura l’imprenditore vorrebbe costantemente portare gli utenti sui propri spazi, occorre essere molto più lungimiranti di così. I post nativi dovrebbero essere la maggioranza dei tuoi aggiornamenti, specialmente nel caso in cui i post non nativi siano ben lungi dall’offrire valore aggiuntivo e gratuito agli utenti che ti seguono.

Per mantenere intatta l’efficacia dei post promozionali potresti prevedere periodi durante i quali non ne pubblicherai affatto, desaturando così la percezione del tuo pubblico. Di contro ricorda di non sospendere mai la pubblicazione di post nativi. Mi è capitato spesso di vedere fanpage attive durante i periodi di vendita cadere poi in abbandono una volta terminata la fase promozionale. Gli utenti non sono stupidi, non c’è modo di prenderli in giro senza ripercussioni.

Parlando di prestazioni, tieni presente che è assolutamente normale che i post non nativi abbiano meno engagement rispetto a quelli nativi, quindi non fartene un cruccio e prosegui per la tua strada senza preoccupartene troppo. Il concetto, in termini di coinvolgimento, è quello di fare affidamento sui post nativi per creare un tasso di interazione che possa essere sfruttato come volano per i post non nativi in un secondo momento. E ormai dovresti sapere che all’aumentare dell’engagement, Facebook ti concederà più portata organica e quindi maggiore esposizione per il tuo brand e per i post promozionali.

Questa dunque è la situazione con la quale ogni giorno dovrai avere a che fare. La portata organica è molto bassa, non puoi utilizzarla sempre e comunque per promuoverti e, in generale, avere successo sui social network non è affatto un risultato scontato. Serve impegno costante e, nel caso in cui tu non voglia rivolgerti ad un team di professionisti che se ne occupino per te, si tratta di dedicare tempo e risorse a questo canale di comunicazione.

Cura il target

Quante possibilità credi potresti mai avere di ottenere engagement parlando di impianti di riscaldamento ai cittadini di Las Vegas (40,6° di media annua)? Ovviamente nessuna. È un esempio limite, ma rende l’idea. Il motivo principale per cui non ha senso invitare tutti gli amici a mettere un like sulla tua pagina Facebook o peggio acquistare fan, è che le persone che seguono la tua fanpage dovrebbero essere realmente interessate a ciò che pubblichi. Soltanto in questo modo puoi pensare di procedere oltre e intavolare buone strategie con lo scopo di incrementare l’engagement.

Un pubblico sporcato da persone non in target non solo ti complicherà la vita in termini di engagement, ma ti impedirà di trarre pieno vantaggio dall’analisi dei dati. Quindi, specialmente se sei agli inizi e non hai ancora compromesso l’omogeneità della tua fanbase, preoccupati di raccogliere fan rigorosamente in target. È più difficile, lo so bene, ma i risultati saranno notevolmente migliori in futuro!

Se necessario segmenta il tuo pubblico

Fin qui abbiamo dato per scontato che tutto il pubblico che segue la tua pagina Facebook sia interessato a tutti i contenuti che pubblichi, ma in specifiche situazioni potrebbe non essere così. Nel caso di Coinè, ad esempio, il pubblico potrebbe essere ulteriormente segmentato in due grossi filoni: gli interessati ai contenuti sull’ottimizzazione SEO e quelli che invece cercano materiale inerente alla Social Media Strategy.

In casi come questi potrebbe essere conveniente utilizzare il targeting per la pubblicazione dei post in modo da aumentare l’affinità del pubblico con il contenuto che stiamo per lanciare. Questo farà sì che le possibilità di interazione aumentino e, con esse, il tasso di engagement.

Ho già parlato di questo argomento in un video how-to specifico, per cui ti rimando a quello per approfondire l’argomento.

Mettici un po’ di te, sempre

Quando pubblichi qualcosa dovresti sempre inserire qualche parola che introduca il contenuto principale. L’errore più comune nel quale mi imbatto è la pubblicazione di un’immagine o di una fotografia senza nessuna didascalia. Più tecnicamente: non trascurare mai il copy. In un suo articolo Amy Porterfield paragona questa pratica scorretta ad un tizio che compra un bellissimo biglietto d’auguri e lo invia al festeggiato senza scrivere nulla. Lo faresti mai? Non credo.

guida engagement immagine

Nota come la presenza di un copy riesca a contestualizzare e a dare significato a un’immagine altrimenti piuttosto anonima.

Per quanto l’oggetto della tua condivisione possa sembrarti eloquente, il copy ti consentirà di mettere un’ulteriore impronta. Puoi approfittarne per una descrizione più ampia di ciò che stai pubblicando, per una riflessione ulteriore, per chiedere un’opinione ai tuoi fan o semplicemente per comunicare a tutti come ti senti in quel momento. Sono tutte quante occasioni per lasciar trasparire la tua personalità e il tuo modo di affrontare le cose. Ed è molto importante che la gente percepisca la tua umanità dietro ai contenuti che condividi, perché è questa la chiave per stabilire una connessione. E la connessione con il proprio pubblico è alla base di qualsiasi funnel.

Cura la conversazione

Se ti chiedessi di descrivermi una conversazione, una svolta nel mondo reale, sono convinto che prima o poi mi diresti che è un’azione che implica la presenza attiva di più persone. Eppure sui social capita molto spesso di trovare pagine che pubblicano una marea di contenuti senza mai partecipare alle discussioni che questi generano. Se i commenti sono positivi magari li leggono e se ne compiacciono, se sono negativi, li cancellano. Questa non è una conversazione. I follower molto presto se ne accorgeranno e smetteranno di interagire, finendo per abbandonare il brand.

Dunque interagisci con i tuoi fan, poni domande, dimostrati presente e interessato alla loro opinione. Non dovrebbe risultarti troppo difficile, in fondo stai cercando di vender loro qualcosa e sapere come la pensano ti aiuterà a capire quali sono le loro aspettative, i loro obiettivi e i loro bisogni: ovvero tutto ciò che dovresti cercare di appagare con i tuoi servizi.

Una buona abitudine per valorizzare la conversazione è quella di monitorare il contenuto dopo averlo postato, per una mezzora o se ti è possibile qualche minuto di più. In questo modo potrai rispondere velocemente agli eventuali commenti dimostrando che sei realmente interessato. Dopodiché, sarà più facile per i tuoi fan accettare il fatto che, magari dopo un’ora, tu abbia dovuto abbandonare il pc per dedicarti ad altro. Sono piccole strategie, finezze, ma sul lungo periodo faranno la differenza.

E se nonostante tutto la conversazione langue?

Se sei agli inizi e tratti argomenti di nicchia, magari parecchio tecnici, è piuttosto normale. Per prima cosa devi sempre considerare che le persone tendono a interagire con chi reputano al loro livello di conoscenza o, ancora meglio, con chi pensano sia più preparato di loro. In questi casi è molto importante darti il tempo di dimostrare la tua preparazione al tuo pubblico, di importi nella tua nicchia in quanto esperto. Nel momento in cui avrai dimostrato la tua competenza le interazioni non tarderanno ad arrivare.

Se invece la stitichezza di interazioni deriva da una trascuratezza di lungo corso, devi semplicemente mettere in atto tutti i consigli di questa guida e attendere. Fondamentalmente stai cercando di riconquistare la fiducia del tuo pubblico convincendoli che il cambio di rotta non è temporaneo. Potrebbe volerci tempo, ma è tempo ben speso, quindi abbi pazienza e fiducia.

Cerca le condivisioni

Come detto in precedenza, le condivisioni sono il modo migliore per aumentare notevolmente l’esposizione del tuo brand anche verso i non fan, quindi una bellissima opportunità di incrementare la tua fanbase. Purtroppo non è così semplice riuscire ad ottenerle, quindi vediamo qualche buona strategia.

L’importante è avere una buona storia da raccontare

Nel suo romanzo Novecento, Alessandro Baricco mette in bocca a un suo personaggio una frase che potrebbe essere tranquillamente utilizzata come apertura di qualunque manuale di Social Media Strategy: «Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla». Bene, se vuoi che i tuoi fan si interessino alla tua attività e inizino a considerare positivamente il tuo brand, racconta loro una storia. Inerente al brand ovviamente!

Cerca di mostrare come avvengono i processi creativi, racconta loro l’evoluzione dei tuoi prodotti, parla di come hai trasformato un’idea in realtà. Insomma: racconta. E non dimenticare di mostrare la tua emotività. Avevi paura di non farcela? hai provato una gioia immensa la prima volta che sei riuscito a portare a termine una vendita? sei rimasto di sasso quando hai saputo una certa cosa? Lascia trasparire la tua umanità e darai modo ai tuoi follower di immedesimarsi. Se ci riesci, hai già raggiunto un obiettivo incredibilmente importante e le interazioni non tarderanno ad arrivare.

Ma fai attenzione! La sincerità in questi casi è la via più semplice! Cercare di inventare un personaggio e inscenare una storia credibile è molto, molto complicato. Se dovessi risultare affettato e impacciato tutto crollerà in pochi minuti. Quindi, a meno che tu non sia davvero molto bravo, limitati a raccontare la realtà.

Metti i tuoi fan sotto una bellissima luce

Le persone raramente condividono storie con le quali sono in disaccordo o che le mettono in cattiva luce. Solitamente, anzi, attraverso le condivisioni cerchiamo di metterci in mostra cercando di piacere ai nostri amici. È per questo che le innumerevoli catene di Sant’Antonio che girano su Facebook hanno così tanto successo! Dobbiamo aiutare Pinco a ritrovare Pallino? Guardatemi gente, io sto facendo la mia parte condividendo un post su Facebook! È un atteggiamento discutibile, siamo d’accordo, ma le cose funzionano in questo modo e in questa sede, semplicemente, cerchiamo di utilizzarle a nostro vantaggio.

Quando pubblichi qualcosa ricordati sempre di questo. Chi usa i tuoi prodotti deve sentirsi migliore degli altri, più intelligente, più attento, più furbo. Usi Apple? Sei una persona attenta ai particolari, curi il tuo look, sei un creativo, vuoi che la tecnologia sia al tuo servizio senza doverti preoccupare del suo funzionamento, sei figo e hai un po’ di denaro da spendere. Usi Android? Non vuoi farti fregare dalla dittatura di Apple, vuoi il pieno controllo del tuo dispositivo, badi alla sostanza più che alla forma, sei una persona affidabile, concreta, intelligente e smaliziata.

È la verità? Non necessariamente. Così come non sono necessariamente vere le ipotesi negative . Più in breve, giusto per rendere l’idea: usi Apple? Lo compri solo perché ce l’hanno tutti. Usi Android? Non hai i soldi per comprare Apple. Anche queste sono mezze verità, valide per qualcuno e non per altri, ma nessuna azienda si sognerebbe mai di impostare la comunicazione in questi termini! Quindi cerca sempre di individuare le categorie positive e dare ai tuoi utenti la sensazione di appartenenza a quelle. Le persone dicono di non voler essere incasellate, ma nessuno di noi può fare a meno, alla fine di tutte le parole, di pensare a se stesso senza considerarsi appartenente a questa o a quella schiera. Siamo sempre con qualcuno e (pacificamente si spera) contro qualcun altro.

Parla ai tuoi fan come parleresti a un amico

Su Facebook non sei in un’aula universitaria. Anche se su un argomento sei molto più preparato di quanto non lo siano, in media, i componenti della tua audience, non puoi permetterti di parlare come se dovessi tenere una lezione. Che ti piaccia o no — e con i suoi pro e i suoi contro — i social network sono un terreno del tutto orizzontale, nel quale non accettiamo consciamente riverenze. Questo naturalmente apre la strada a innumerevoli ciarlatani, ma ti chiarisce fin da subito il tono migliore con il quale intavolare una discussione: sii sempre confidenziale, amichevole. È la via più facile, che funziona nella stragrande maggioranza dei casi.

Cura titoli e immagini

Mai sentito parlare di Lercio? È un sito satirico che crea false notizie. A volte divertenti. Bene, in molti non si sono mai accorti che quasi sempre, l’articolo non esiste, ci sono solamente un’immagine e un titolo.

È un altro dei pessimi fenomeni originati dai social: le persone molto spesso condividono un contenuto senza averlo realmente consultato. Leggono il titolo, vedono un’immagine e… se gradiscono condividono!

Ovviamente non ti sto dicendo di creare contenuti che prevedano soltanto un titolo e un’immagine di copertina, ma voglio mettere subito in chiaro che se trascuri questi due elementi, molto difficilmente riuscirai a ottenere buoni risultati sui social.

L’immagine in particolare dovrebbe sempre catturare l’attenzione dello sguardo e al contempo chiarire a colpo d’occhio l’oggetto della tua condivisione. È molto importante perché è stato dimostrato più volte che lo stesso contenuto, se pubblicato con un’immagine piuttosto che con un’altra, ha riscontri completamente diversi sui social.

Se non sei particolarmente bravo con i programmi di fotoritocco, ti consiglio di utilizzare Canva, un ottimo servizio online che ti consentirà di creare delle bellissime immagini da allegare ai tuoi contenuti.

Calendarizza

L’ultimo consiglio di questa lunga guida non riguarda tanto la natura dei contenuti che condividerai su Facebook, quanto alla loro organizzazione. Come scritto in apertura, improvvisare giorno per giorno le tue condivisioni difficilmente ti porterà a risultati di rilievo. È invece consigliabile preparare un piano editoriale che sia in grado di guidarti per almeno un mese.

Operando in questo modo non solo avrai il pieno controllo delle pubblicazioni senza rischiare improvvise sindromi da foglio bianco, ma potrai miscelare correttamente tutti i contenuti di cui disponi. Molto spesso infatti abbiamo buoni contenuti da utilizzare e senza un’adeguata pianificazione finiamo per scoccare tutte le frecce del nostro arco nei primi giorni, per poi restare a secco in seguito. Non è una buona idea, non credi?

Cerca di calibrare la pubblicazione, crea dei veri e propri filoni (quote, immagini divertenti, quiz, spiegazioni, how to e chi più ne ha più ne metta) e crea una miscela che secondo te possa risultare vincente. Poi…

Test e analisi, test e analisi

Poi metti in pratica il tuo piano editoriale e vedi come va. L’esperienza chiaramente gioca un ruolo chiave per ottenere buoni risultati nel minor tempo possibile, ma il concetto è sempre quello: qualsiasi strategia tu metta in azione devi sempre considerarla un test e in quanto tale va analizzata e ripetuta apportando le eventuali modifiche necessarie.

È un punto sul quale mi soffermo spesso e che ritengo vitale per raggiungere buoni risultati. In questo settore i punti fermi non esistono, quasi mai. Devi sempre essere pronto a metterti in discussione e rivedere le tue decisioni. Perché il pubblico non si cambia, le tue strategie sono l’unica variabile di cui hai pieno controllo e che hai sempre a portata di mano. È la tua arma, usala.



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Consulente in ambito digital marketing, lavora sul web da oltre dieci anni. Specializzato in Facebook ADS, ama lavorare alla creazione di strategie advertising sostenibili e profittevoli per e-commerce.


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